GREEN NEWS
A Milano sta nascendo un bosco
L'Expo, il paesaggio e il cibo di domani

I milioni di visitatori attesi da tutto il mondo per EXPO 2015 si troveranno a camminare in paesaggi tipicamente italiani: boschi di carpini, faggi, noci e castagni, terrazze coltivate ad agrumi e olivi, perfino un “Hortus conclusus” simile a quello dei monasteri medievali. Tutto questo senza spostarsi da Milano. Non stiamo parlando di un paesaggio ornamentale o di un parco divertimenti del verde: il paesaggio italiano, in un’EXPO dedicata al tema della sostenibilità alimentare, non può che essere il protagonista. Perché? I motivi sono tanti.

Il paesaggio? È un essere vivente

Che il paesaggio non sia solo una cartolina, ma un essere vivente in continuo cambiamento, una risorsa culturale, ecologica, ambientale e sociale è ormai una consapevolezza comune, a più di 14 anni dalla firma della Convenzione Europea del Paesaggio. Ma i 200.000 metri quadrati di verde e le migliaia di alberi, arbusti, piante acquatiche ed erbacee che stanno crescendo nel cantiere dell’Expo dovrebbero aiutarci a mettere a fuoco un aspetto fondamentale: se non si tutela il paesaggio è destinata a fallire la sfida più importante del nostro futuro prossimo, nutrire il pianeta.

Quando si abbandona un territorio

Un paesaggio degradato non è solo un paesaggio brutto da vedere: è il segno del degrado di un territorio e della perdita della sua biodiversità, anche alimentare. Ogni volta che si abbandona la coltivazione di un prodotto perché non abbastanza redditizia si cancella il paesaggio che lo accompagnava, si abbandona un territorio – o lo si stravolge completamente, come nel caso delle monocolture intensive.

Le terrazze a picco sul mare delle Cinque terre sono nate per la coltivazione della vite, ma hanno rappresentato una forma di difesa del territorio; abbandonarle significa favorire il dissesto idrogeologico, accresciuto anche dai cambiamenti climatici. È solo un esempio tra i moltissimi che si potrebbero fare parlando del territorio italiano; un territorio che per varietà di ambienti e climi è unico al mondo e che oggi appare in condizioni particolarmente critiche.

Ogni cosa è connessa

Il mondo agricolo è un mondo in forte cambiamento: accaparramento della terra, desertificazione, perdita della biodiversità e conseguenze dei cambiamenti climatici sono problemi che coinvolgono tutti i Paesi. Ma li accomuna anche la presenza di nuove imprese, di modi di fare agricoltura più consapevoli: gli agricoltori custodi che coltivano antiche varietà per permetterne la sopravvivenza, gli allevatori che tornano ad abitare la montagna e contribuiscono alla manutenzione degli ambienti forestali, le aziende agricole che ripristinano antiche reti e canali di irrigazione. E, accanto a loro, coloro che riportano il verde in città con gli orti urbani o creando piccole oasi di biodiversità per permettere a specie animali di sopravvivere. Forse è proprio questa una chiave del cambiamento: superare la dicotomia paesaggio urbano – paesaggio agricolo e capire che “Everything is connected to everything else”, ogni cosa è connessa a tutto il resto: produzioni alimentari, ambiente, biodiversità, risorse, paesaggio. È una strada che molti hanno già intrapreso, e che camminando tra gli alberi dell’EXPO – al di là delle polemiche – sempre più persone potranno, e dovranno, seguire.

 

 

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